Libri di psicologia, psicoterapia, psicoanalisi, letteratura

Un invito alla psicoanalisi – Antonino Ferro, Giuseppe Civitarese

Che cos’è la psicoanalisi?

“La psicoanalisi è il più efficace strumento di terapia della sofferenza psichica a nostra disposizione. […]

La forza della psicoanalisi, il suo strumento principale e al tempo stesso il suo limite, è la mente dell’analista in contatto con quella del paziente. Agli inizi della storia della psicoanalisi all’analista si chiedeva la massima neutralità, cioè un ascolto attivo ma distaccato; progressivamente sono stati riconosciuti il valore e il peso del suo funzionamento mentale e della relazione che si instaura con il paziente nella situazione analitica.

Com’è noto, dobbiamo al genio di Freud la scoperta, o forse dovremmo dire l’invenzione, della psicoanalisi. Egli infatti ne individuò i tre pilastri, tutt’oggi validi: il concetto di inconscio, il ruolo della sessualità nello sviluppo psichico e il sogno come via di accesso al mondo interno dell’individuo. (p.13)

Nuovi modi di pensare la psicoanalisi sottolineano l’importanza della relazione, dell’uso delle fantasticherie per intuire cosa sta succedendo sul piano emotivo profondo tra analista e paziente, della costruzione a due del significato. (p.15)

La psicoanalisi guarisce?

Lo scopo unico e ultimo della psicoanalisi è quello di guarire. Non ha senso pensare la psicoanalisi come se fosse una sorta di via mistica, esoterica o anche cognitiva verso l’illuminazione. Sostanzialmente il “miracolo” che essa produce è quello di lenire la sofferenza psichica. I sintomi, “risognati” tra paziente e analista, ossia resi in qualche modo significativi, si trasformano in immagini, in narrazioni, in sogni capace di permettere una vita mentale più serena e armonica.

A chi è rivolta l’analisi?

Ciò che accomuna tutte le persone che chiedono di fare un’analisi è un certo grado di sofferenza psichica. (p.17)

L’affidabilità della psicoanalisi

Gli analisti sono psicologi e medici che sono specializzati in psicologia clinica o psichiatria, e che poi hanno intrapreso un lungo percorso di formazione (una sorta di ulteriore scuola di specializzazione) che comprende un’analisi personale, anni di lezioni teoriche, seminari clinici, periodici esami dei progressi raggiunti e anni di supervisione su casi curati personalmente. […]

Vi è pertanto un insieme di informazioni che sarebbe opportuno conoscere prima di iniziare un’analisi o un trattamento psicologico di tipo psicoanalitico. È buona norma rivolgersi a qualcuno che abbia alle spalle un percorso formativo adeguato.[…]

Da parte nostra potremmo suggerire (p.21) di usare un parametro di valutazione molto semplice: vedere se sin dalla prima seduta ci si sente capiti e sollevati, cioè se si esce dalla seduta più leggeri rispetto a quando si è entrati. Questo è già un indice che qualcosa di buono sta accadendo. […]

Nel lungo periodo, ma forse anche a breve termine, bisognerebbe avvertire che la cura che si sta facendo serve a qualcosa, che si stanno aprendo degli scenari nuovi, anche se sulle prime possono far paura o inquietare, che alla fine ci si sente meglio.[…] (p.22)

Nella nostra cultura si dà un maggiore riconoscimento alla sofferenza fisica; per quella psichica, salvo quando la si prova in prima persona, è molto più facile dire: “Sì, ma basta la volontà, basta l’impegno“. Quando uno comincia a soffrire di attacchi di panico non gli si chiede seriamente: “Di cosa hai paura?“. Piuttosto si minimizza. E di fronte a un serio disturbo ipocondriaco si dice con superficialità: “Ma cosa vuoi che sia?!“, Oppure di fronte a una severa fobia: “Ma fatti forza“. In realtà la sofferenza psichica ha lo stesso gradiente di dolore di qualsiasi altra sofferenza. È facile constatarlo, anche se spesso troppo tardi, quando si accresce fino a limiti che di fatto impediscono di vivere una vita normale. (p.23)

Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé – Alice Miller

Nella primissima infanzia, per conformarsi alle aspettative di chi si prende cura di lui, il bambino deve rimuovere i suoi bisogno di amore, attenzione, sintonia, comprensione, partecipazione, rispecchiamento. Deve anche reprimere le sue reazioni emotive ai pesanti rifiuti che riceve, il che porta all’impossibilità di vivere determinati sentimenti (per esempio i sentimenti di gelosia, invidia, ira, abbandono, impotenza, paura) nell’infanzia e poi in età adulta. (p.16)

Il bambino, infatti, può vivere solo se c’è una persona che con questi sentimenti lo accetta, lo comprende e lo asseconda. (p.17)

Quale aiuto può offrire la psicoterapia a questo riguardo? […] Uno dei cardini della terapia è che il paziente arrivi a una comprensione emotiva del fatto che tutto l’”amore” che si era conquistato con tanta fatica e a prezzo della rinuncia a esprimere se stesso non riguardava affatto l’individuo che era in realtà: l’ammirazione per la sua bellezza e le sue brillanti prestazioni era tributata alla bellezza e alle prestazioni, non al bambino reale. Dietro la buona prestazione si riaffaccia nella terapia il bambino, piccolo e solo, che si domanda: “Come sarebbe andata se di fronte a voi ci fosse stato un bambino cattivo, rabbioso, brutto, geloso, confuso? Dove sarebbe finito in tal caso tutto il vostro amore? Eppure io ero anche tutto questo. (p.21)

Non appena l’adulto è in grado di prendere sul serio i suoi sentimenti, incomincia a rendersi conto di come in precedenza avesse trattato i suoi sentimenti e bisogni, e si avvede che quella era stata la sua unica possibilità di sopravvivere. Si sente alleggerito nel percepire in se stesso cose che fino a quel momento era abituato a soffocare. (p.22)

Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre. Deve poter disporre della madre nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, usarla, rispecchiarsi in lei. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova… a patto che la madre guardi davvero quell’esserino indifeso nel suo unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo. (p.37)

Lettere a un giovane poeta – Rainer Maria Rilke

“Voi siete così giovine, così al di qua d’ogni inizio, e io vi vorrei pregare quanto posso, caro signore, di aver pazienza verso quanto non è ancora risolto nel vostro cuore, e tentare di aver care le domande stesse come stanze serrate e libri scritti in una lingua molto straniera. Non cercate ora risposte che non possono venirvi date perché non le potreste vivere. E di questo si tratta, di vivere tutto. Vivete ora le domande. Forse v’insinuate così a poco a poco, senz’avvertirlo, a vivere un giorno lontano la risposta. Forse portate in voi la possibilità di formare e creare, quale una maniera di vita singolarmente beata e pura; educatevi a questo compito, – ma accogliete in grande fiducia quanto vi accade e se solo vi accade dal vostro volere, da qualche necessità del vostro intimo, prendetelo su voi stesso e non odiate nulla.”

“Come potremmo dimenticare quegli antichi miti
che stanno all’origine di tutti i popoli, i miti dei draghi
che nell’attimo estremo si tramutano in principesse?
Forse tutti i draghi della nostra vita sono principesse
che attendono solo di vederci una volta belli e coraggiosi.
Forse tutto l’orrore non è in fondo altro che l’inerme,
che ci chiede aiuto.
E allora tu non devi spaventarti se davanti a te sorge una tristezza,
grande quanto non ne hai mai vedute prima;
se una inquietudine, come luce e ombra di nuvole,
scivola sulle tue mani e su tutto il tuo agire.
Devi pensare che qualcosa accade in te,
che la vita non ti ha dimenticato,
che ti tiene in mano e non ti lascerà cadere.”

Diario di un dolore – C.S.Lewis

“Nessuno mi aveva mai detto che il dolore assomiglia tanto alla paura. Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica. Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli. Inghiotto in continuazione.”

“Ricordo una frase letta non so dove: «Passai una notte insonne con il mal di denti, pensando al mal di denti e alla mia insonnia». È l’esempio di una verità generale. Ogni infelicità è in parte, per così dire, l’ombra o il riflesso di se stessa: non è soltanto il proprio soffrire, ma è anche il dover pensare continuamente al proprio soffrire.”

“Lentamente, silenziosamente, come fiocchi di neve – quei fiocchi lievi che preannunciano una nevicata che durerà tutta la notte – sulla sua immagine si stanno depositando piccole scaglie di me, mie impressioni, mie scelte. E alla fine la forma reale ne sarà completamente nascosta. Dieci minuti, dieci secondi, della vera H. basterebbero a correggere tutto ciò. Ma anche se mi venissero concessi, un secondo più tardi i piccoli fiocchi ricomincerebbero a cadere. Il sapore aspro, mordente, purificatore, della sua alterità è scomparso.”

“Non si può mai sapere con quanta convinzione si crede a qualcosa, fino a quando la verità o la falsità di questo qualcosa non diventano una questione di vita o di morte. Prendiamo una corda: è facile dire che la credi sana e robusta finché la usi per legare un baule. Ma immagina di doverci restare appeso sopra un precipizio. Non vorresti prima scoprire fino a che punto te ne fidi? Lo stesso vale con la gente.”